| |
| LA PICCOLA STRUTTURA |
| |
| LO STILE CHEN DI TAI JI QUAN HA AVUTO ORIGINE NEL VILLAGGIO
DICHENCHENJIAGOU, DISTRETTO WEN, PROVINCIA HENAN. FU CREATO DA CHEN
WANG TING, DISCENDENTE DI NONA GENERAZIONE DEL CLAN CHEN, TRA LA FINE
DELLA DINASTIA MINGE L’INIZIO DELLA DINASTIA QING, SULA BASE
DELLE VECCHIE ARTI MARZIALI CHE ERANO STATE TRAMANDATE ALL’INTERNO
DELLA FAMIGLIA. |
| |
DI JIAN GE
(TRADUZIONE DAL CINESE DI JAREK SZYMANSKY E DALL’INGLESE DI
CARMELA FILOSA)
|
| Chen Wang Ting perfezionò l’arte e creò
que serie di pugni (wu tao chui), tredici posture (shi san shi) come
fare il pugno di cannone (pao chui), sequenze con armi(lancia, sciabola,
spada, bastone mazze, frusta eccetera) e in special modo metodi unici
di spinta con le mani (tui shou) e lance appiccicose (zhan qiang).
In questo modo fu creato un sistema di arti marziali davvero completo.
Nel processo di evoluzione durato oltre trecento anni, lo Yang, il
Wu (Jian Quan) il Wu ( Yu Xiang) , il Sun il Zhaobao e altri stili
sono derivati dallo stile chen di Tai ji quan. All’interno di
questa sistema, la “Piccola Struttura” (Xiao Jia) è
il metodo di pratica più tradizionale. |
| |
| Introduzione alla “Piccola Struttura” dello
stile Chen di tai ji quan |
| |
La pratica dello stile Chen di tai ji quan enfatizza
la riduzione dei cerchi da grandi a piccoli, quindi da piccoli a “non
cerchi” – il picco della perfezione nell’arte.
Comunque, per quanto concerne il metodo della pratica, l’insegnante,
per aiutare lo studente a imparare i rudimenti dell’arte più
velocemente, ingrandiva i movimenti della sequenza, in modo che lo
studente cominciasse a imparare prima dai cerchi esterni, grandi.
Dopo un periodo di pratica, quando l’allievo aveva già
imparato a muoversi in modo rotondo, circolare, i cerchi grandi erano
gradualmente ridotti in piccoli, i cerchi esterni in interni, la forza
spiraleggiante “come avvolgere un filo di seta”(chan si
jin) veniva trasferita lungo i percorsi della forza (jin lu) sul dorso,
le braccia e le gambe; in questo modo sarebbe stato raggiunto il livello
alto di abilità e i cerchi non sarebbero stati espressi esternamente.
Storicamente lo stile Chen di tai ji quan non era diviso in “grande
struttura” (Da jia) e “piccola struttura” (grandi
cerchi e piccoli cerchi), ma questi metodi differenti di pratica si
svilupparono con l’evolversi del metodo.
Anche i praticanti della “Grande struttura” enfatizzano
la riduzione graduale dei cerchi da grandi a piccoli, mentre nella
pratica della “Piccola struttura” i cerchi sono dapprima
ingranditi. I processi della pratica della Da jia e della Xiao jia
sono fondamentalmente molto simili, per questo si dice che “la
Grande struttura non è grande, la Piccola struttura non è
piccola”.
La Da jia dello stile Chen di tai ji quan cominciò a diffondersi
nel mondo a causa del fatto che le generazioni successive della famiglia
Chen lavoravano come scorta alle carovane o conducevano affari fuori
dal villaggio.
La “Grande struttura” si diffuse e divenne nota alla gente
comune specialmente quando Chen Fa Ke (discendente di 17° generazione
della famiglia) e Chen Zhao Pei (18° generazione) furono ufficialmente
invitati a insegnare le arti marziali a Pechino e Nanchino.
Invece la Xiao Jia è stata tramandata solo all’interno
del clan familiare e, a causa dei requisiti molto severi riguardo
alle relazioni tra insegnante e studenti, essa rimane ancora quasi
sconosciuta.
Comunque, oggigiorno, esponenti della “Piccola Struttura”
dello stile Chen hanno già cominciato a insegnare a gente esterna
ma, dato che sono partiti più tardi, lo stile non è
ancora molto diffuso.
I rappresentanti contemporanei della “ Piccola Struttura”
dello stile Chen di tai ji quan sono: Chen Ke Zhong, Chen Bo Xiang
(entrambi discendenti di 18° generazione), Chen Li Qing, Chen
Li Xian, Chen Bo Xian (19° generazione), eccetera.
Il “Trattato illustrato sul tai ji quan della Famiglia Chen”
(Chen shi tai ji quan tu shuo), scritto da Chen Xin (16° generazione)
e considerato la “Bibbia Arti marziali” (wu lin sheng
dian), descrive i movimenti che sono praticati all’interno del
sistema della Xiao Jia. L’”introduzione” (Zi Xu)
stessa di Chen Xin al “ Trattato illustrato” dice: “
Temo il passare del tempo e non ho la pazienza per aspettare ancora;
temo anche che (l’arte marziale) si dividerà in scuole
e branche e che la vera conoscenza andrà persa. Per questa
ragione nel mio tempo libero faccio tutto ciò che posso per
spiegare e chiarire i segreti profondi (dell’arte) e descriverla
dettagliatamente”.
In tutto il libro non c’è alcun cenno alla divisione
dello stile Chen di tai ji quan in “ Grande struttura”
e “Piccola struttura”. Questo prova che lo stile documentato
nel Chen shi tai ji quan tu shuo dovrebbe essere il più vicino
all’arte originale creata da Chen Wang Ting.
|
| Le caratteristiche della Piccola Struttura” dello
stile Chen di tai ji quan |
| |

|
La maestra Chen Pei Ju, esegue "dan
bian"
(frusta semplice) |
|
1 metodo del
corpo (shen fa): “il corpo non deve salire e ondeggiare in modo
disattento; più basso che alto, si muove su un solo livello”.
Durante la pratica delle sequenze, il corpo non deve muoversi ora
basso ora alto e senza attenzione ondeggiare a sinistra e a destra.
L’intenzione (yi) deve affondare in basso, il baricentro deve
essere tenuto basso e fondamentalmente su un solo livello (a parte
movimenti come “calcio battuto e spaccata a terra” (bai
jiao xia cha); il drago che si stende per terra ( pu di long) eccetera.
2 Tecniche di mano
(shou fa): ” entrambe le mani non devono a ruotare (trascuratamente),
ci deve essere una forza di chiusura fra loro; il qi penetra sottilmente
all’interno delle dita. Quando si muovono le mani verso l’alto
non si devono sorpassare le sopracciglia; le si muovono in basso rilassandole.
Quando si gira (cioè movendo le mani) all’interno (cioè
davanti al corpo) il pollice può andare lungo la linea centrale,quando
si muovono (le mani) all’esterno non le si stende troppo lontano,
affondano in basso la punta del gomito; questo non si allunga troppo
avanti (tan), né lo si tiene troppo vicino (jia). Si contrae
il costato, la pelle sulle costole, e le mani si devono toccare l’un
l’altra (shu lei xiang mao fu xiang ai)”
Quando tutte e due le mani chiudono (he) (cioè sono girate
una verso l’altra), non devono fronteggiarsi l’un'altra
completamente, ma piuttosto formando un certo angolo – questo
è chiamato “ quattro sei, yin e yang”. Il palmo
è a forma di tegola, il pollice e il mignolo sono chiusi (he,
per esempio si muovono l’uno verso l’altro), l’intenzione
(Yi) è su pollice, indice e medio. La linea centrale del corpo
determina la portata del movimento per ogni mano, ognuna delle quali
controlla metà del corpo; nei suoi movimenti verso l’alto,
la mano non dovrebbe superare il livello delle sopracciglia, e quando
si muove verso il basso ci si dovrebbe concentrare sul rilassamento.
Quando la mano si muove in fuori, non bisogna estenderla troppo lontano
(tan); quando la mano ritorna, non bisogna tenerla troppo vicino al
corpo (jia), ma lasciare un po’ di spazio extra, seguendo esattamente
i principi.
3 Lavoro dei piedi
(bu Fa): “non porre mai i piedi a forma di ideogramma Ba (otto
– che è simile alla lettera latina V scritta sottosopra
– cioè con la punta dei piedi rivolta in diagonale in
fuori) e Ding (simile alla lettera T, cioè quando si forma
un angolo retto fra i due piedi). Ricordarsi sempre di chiudere (cioè
muovere l’una verso l’altra) la punta dei piedi. Una porzione
maggiore di peso del corpo è sulla parte interna dei piedi,
l’alluce e il secondo dito guidano (il piede); le torsioni sono
sui talloni, un passo grande è lungo quanto una gamba, un passo
piccolo è lungo quanto un piede in verticale”
A causa della necessità di aprire le anche e arrotondare la
biforcazione delle gambe, entrambi i piedi dovrebbero essere tenuti
paralleli l’uno all’altro e mai posti con le punte rivolte
in fuori (a forma di lettere V o T), altrimenti la giuntura dell’anca
non sarà piegata e la biforcazione delle gambe perderà
la sua curva (e sarà a forma di lettera V – cosiddetta
biforcazione tagliente – e quindi il requisito di arrotondare
il cavallo delle gambe non sarà soddisfatto). Quando ci si
muove dalle anche in basso usando la “forza a spirale contraria”
(ni chan), il vettore della forza dovrebbe cadere sul lato interno
del piede, sopra l’alluce e il secondo dito. Quando si fa un
passo, non lo si dovrebbe estendere troppo lontano (tan) – si
dovrebbe essere in grado di fare un passo e ritirare indietro la gamba
liberamente – nei passi grandi la distanza tra i piedi non dovrebbe
essere maggiore della lunghezza stessa della gamba, nei passi piccoli,
non più corta della lunghezza del piede.
4 “Avanzare piuttosto che ritirare,
(muovere) la parte inferiore (del corpo) prima della (parte) superiore”:
il centro di gravità dovrebbe avanzare piuttosto
che ritirarsi; quando si sposta il peso, la parte inferiore del corpo
si muove prima di quella superiore.
5 Metodo degli
occhi (yan fa): “lo spirito (shen) accompagna
la mano anteriore, la testa non dovrebbe ondeggiare”.
6 Metodo della
forza (jin fa): “la biforcazione delle gambe si aprirà
e sarà rotonda, non dovrebbe torcersi (niu) od oscillare a
sinistra e a destra orizzontalmente (shuan)”.
Il sedere dovrebbe rilassarsi e distendersi in fuori verso ambo i
lati, in modo che le anche “avvolgano” (come se si stesse
cercando di avvolgere una grande palla con le gambe); l’articolazione
dell’anca è tenuta ripiegata in dentro (le anche sono
curvate), aprendo (kai) dietro e chiudendo (he) davanti, così
che la biforcazione delle gambe diventi rotonda. Tale biforcazione
gioco il ruolo di un asse per le gambe e vita e durante la rotazione
trasferisce la “forza come avvolgere un filo di seta”
(chan si jin), detta anche “forza a spirale” (luo xuan
jin), che “si avvolge” partendo dalle dita dei piedi lungo
tibia e coscia fino al punto hui yin, dal torso (punto ming men) a
spalla, braccio, radio, ulna fino alla punta delle dita. Quando yin
e yang si spostano (cioè il centro di gravità viene
spostato da una gamba all’altra), le anche tracciano un arco
basso verso indietro; le anche sono come un vassoio, per cui si ricordi
di non torcerle né farle oscillare mai a sinistra e a destra
orizzontalmente (lungo una linea retta). Entrambe le anche dovrebbero
tracciare una figura a “8“ e la forza non dovrebbe interrompersi;
la spirale (chan) dovrebbe circolare a forma di “” (bei
si kou) e la forza dovrebbe essere “piena”, senza eccedenze
o deficienze. 7 Molti cerchi verticali,
poche cerchi orizzontali: la ragione del muovere lungo cerchi verticali
è di trasmettere la forza, che sorge dai piedi, dal basso verso
l’alto; tutto ciò nel rilassare (song), affondare (chen)
e spostare (il peso) in modo circolare (yuan zhuan). Inoltre, è
più facile mantenere la stabilità quando ci si muove
lungo cerchi verticali. Per questa ragione la “Piccola Struttura”
nel movimento usa soprattutto cerchi verticali o quasi verticali.
|
8 Molti cerchi pieni,
pochi archi: La ragione dell’uso di cerchi pieni è di
rendere i percorsi della forza (jin lu) completi, di ridurre inutili
e ripetuti “immagazzinamenti di forza” (xu jin), di raggiungere
continuità nel neutralizzare (hua) e colpire (da), e lanciare
un attacco con velocità.
|
| |
| Sulle tracce delle fonti della “Piccola Struttura”
dello stile Chen di tai ji quan |
| |

La maestra Chen Pei Ju esegue lou xi
(parata circolare sul ginocchio)
|

La maestra Chen Pei Ju esegue
yan shou chui
(pugno nascosto)
|
|
Prima di Chen You Ben – discendente di 14°
generazione della famiglia Chen ed erede della 6° generazione
dello stile omonimo di tai ji quan – era stato trasmesso solamente
un unico metodo di pratica del tai ji quan e non c’era alcuna
divisione in Da e Xiao Jia.
Chen You Ben fu un personaggio chiave che giocò un ruolo epocale
nel dividere lo stile Chen di tai ji quan in “Grande”
e “Piccola Struttura”.
Secondo quanto documentato nella “Genealogia della famiglia
Chen” (Chen shi jia cheng), Chen Gong Zhao, padre di Chen You
Ben, “raggiunse un’abilità (nel tai ji quan) pura
e precisa, e addestrò molti studenti con profonda comprensione
(del tai ji quan)” ( a Chenjiagou c’è una storia
circa Chen Gong Zhao che compete in forza con un bue impazzito). Chen
You Ben e Chen You Heng suo fratello di sangue, “erano entrambi
xiang sheng (studenti dell’antica scuola locale) e impararono
il tai ji quan, specialmente You Ben, che ricevette “la perla
del dragone” (cioè la vera trasmissione del tai ji quan)
e istruì i suoi figli e i figli del fratello nell’arte
(del tai ji quan); ebbe una vita modesta, sempre come se ( la sua
abilità) fosse inferiore (a quella di altri). A quell’epoca
la maggior parte delle persone che eccellevano nel tai ji quan erano
suoi discepolo (…….).
I discepoli di (Chen) You Ben – Chen Qing Ping, Chen You Lun,
Chen Feng Zhang, Chen Sae De, Chen Ting Dong – ebbero notevoli
risultati, anche Chen Geng Yun chiamò (Chen You Ben) Maestro.
Chen Qing Ping trasmise (il tai ji quan) a He Zhao Yuan, Zhang Kai
e Zhang Gao Shan, della città di Zhaobao. (Chen) You Lun passò
il (tai ji quan) a Li Jing Yan e Zhang Da Hong”.
Dal documento precedente si può vedere che sia Chen Gong Zhao
che suo figlio Chen You Ben, a cui passò la vera trasmissione
del tai ji quan, erano artisti marziali di grandi risultati ed ebbero
molti discepolo famosi. Inoltre, la “Piccola Struttura”
esisteva già prima di Chen You Ben.
La “Piccola Struttura” combina durezza e morbidezza; nella
Prima Sequenza (Yi Lu) c’è più morbidezza e meno
durezza , nella Seconda Sequenza (Er Lu) più durezza e meno
morbidezza. Per di più, dato che la “Piccola Struttura”
ha un sistema teorico davvero completo e un severo metodo di pratica
passo per passo, la gente a Chenjiagou la elogia come “struttura
del gong fu” (gong fu jia) o “ struttura speciale”
(kan jia quan; dove kan jia significa letteralmente “badare
alla casa”).
Non è vero che – come dicono alcuni libri - Chen You
Ben, discendente di 14° generazione del clan Chen, fece alcuni
cambiamenti alle sequenze originali, abbandonando gradualmente alcuni
movimenti più difficili e vigorosi, e creò la “Nuova
Struttura” (Xin Jia) detta anche “Piccola Struttura”,
ampia quanto la “Vecchia Struttura” (Lao Jia).
Poiché Chen Chang Xing faceva da scorta a carovane lontano
da casa ed era tutto l’anno in giro, Chen Gen Yun (figlio di
Chen Chang Xing e discendente di 15° generazione del clan Chen),
per poter lavorare insieme al padre chiese a Chen You Ben, suo zio,
d’insegnarli. Per aiutare Chen Gen Yun a diventare abile nel
più breve tempo possibile, Chen You Ben, pur preservando la
quintessenza della prima sequenza (in) tredici posizioni (tou tao
shi san shi), mise enfasi sulle esplosioni di forza (bao fa li), ingrandì
i movimenti e allenò Chen Gen Yun per oltre un anno.
Chen You Ben e Chen Gen Yun, attraverso discussioni e studi minuziosi,
crearono un certo tipo di struttura; da allora, per differenziare
quest’ultima dalla prima sequenza (in) tredici posizioni (tou
tao shi san shi), la gente cominciò a chiamarle “Piccoli
Cerchi” e “Grandi Cerchi”.
Chen Gen Yun passò questa sequenza ai membri della sua famigli;
essa fu anche insegnata a Chen Fa Ke – suo nipote – che
nel 1928 fu invitato a Pechino a insegnare arti marziali e rese questa
struttura nota al pubblico.
Le generazioni successive cominciarono a riferirsi a questa struttura
come “Grande Struttura” e invece al sistema tradizionale
come “Piccola Struttura”.
|
| Dispute riguardo al “Trattato illustrato sul tai
ji quan della famiglia Chen” |
| |

|
Chen Pei Ju e Carmela Filosa nell'applicazione di "dan
bian" |
| |
Carmela Filosa durante gli allenamenti in
Cina con la maestra Chen Pei Ju
 |
|
 |
|
Perché il “Trattato illustrato” descrive
64 posizioni e non 74?? Perché Chen Xin, mentre scriveva il
“Trattato illustrato”, “evitò il futile e
si soffermò sull’importante”, scelse solo le posizioni
essenziali e le descrisse, così nel libro non è annotata
l’intera routine. Per esempio la posizione di preparazione (yu
bei shi), la chiusura (shou shi) e alcuni movimenti di collegamento
o transitori non furono documentati. Sebbene alcuni di essi furono
spiegati, tuttavia non furono elencati come posizioni separate (il
“Libro dei Mutamenti” - Yi Jing – include 64 esagrammi,
quindi è possibile che il numero delle posizioni del libro
di Chen Xin fu influenzato dal numero degli esagrammi).
Perché il libro è così oscuro e di difficile
comprensione?? Perché il “Trattato illustrato”
non è un testo per principianti. Esso fornisce una guida a
quei praticanti che hanno già raggiunto un certo livello di
abilità e di comprensione della teoria e stanno cercando più
alti risultati.
Inoltre, prendendo in considerazione i modi specifici in cui sono
scritte le composizioni classiche, la scarsità di periodi e
virgole, l’uso di gerghi e dialetto locale in alcuni passaggi,
tutto ciò rende il testo veramente difficile da essere compreso
pienamente da un principiante o da una persona senza almeno una conoscenza
di base del cinese classico. Per di più, poiché il significato
di alcuni caratteri nel “Trattato illustrato” differisce
da quello del cinese moderno, nel processo di apprendimento si dovrebbe
combinare l’esperienza derivante dalla pratica per capire l’essenza
del libro.
Alcune parti cruciali sono semplicemente omesse. Per esempio in alcuni
punti il libro descrive solo il fine della pratica, ma non spiega
il metodo e il processo per conseguire questo fine.
Forse a causa della mentalità conservatrice al tempo di Chen
Xin e dell’influenza dell’idea tradizionale di “darti
la medicina ma non dirti come è fatta”. Probabilmente,
a causa della limitatezza delle parole nel rendere le sue idee, alcune
cose che possono essere solo attraverso l’insegnamento diretto
non potrebbero essere spiegate nel libro.
Il “Trattato illustrato sul tai ji quan della famiglia Chen”
(pubblicato nel 1931) contiene alla fine la “Spiegazione di
Du Yu Wan della formula rimata ricevuta da Jiang Fa dal suo insegnante
dello Shanxi” di Du Yu Wan Hua. Questa “formula rimata”
(ge jue) divenne un argomento importante per l’opinione che
“Wang Zong Yue insegnò a Jiang Fa, Jiang Fa insegnò
a Chen Chang Xing o a
Chen Qing Ping”, e per trarne la deduzione che Chen Xin realmente
ammise che lo stile Chen di tai ji quan fu trasmesso da Jiang Fa.
Per quanto non importi se questa “formula rimata” sia
reale o falsa e come le frasi siano incoerenti, è sufficiente
verificare che c’è la frase “riveduto e corretto
da Du Yuan Hua (Yu Wan) di Qinyang” nell’appendice alla
fine del libro (cioè ne “La lista dei redattori che hanno
riveduto e corretto il Trattato illustrato sul tai ji quan della famiglia
Chen “). Da ciò si può capire che la “formula
rimata” fu aggiunta da Du Yuan Hua molti anni dopo la morte
di Chen Xin.
Quest’azione di Du – che usò il lavoro di qualcun
altro per perorare le proprie idee , non sarebbe dovuta essere adottata
e infatti è stata molto fuorviante.
Jiang Fa e Chen Chang Xing vissero nella stessa epoca, il XVII secolo,
Wang Zong Yue (la sua biografia si può ritrovare n ell’introduzione
al “Manuale sulla lancia Yin Fu”di Wang Zong Yue scritta
da un autore sconosciuto) e Chen Gong Zhao pure vissero nella stessa
epoca, il XVII secolo. Jiang Fa visse circa cento anni prima di Wang
Zong Yue, quindi la frase “Wang Zong Yue insegnò a Jiang
Fa “ è ovviamente un errore, e quella “Jiang Fa
insegnò a Chen Chang Xing o a Chen Qing Ping” è
ancor più senza fondamento, nei fatti.
Libri sulla Piccola Struttura” dello stile Chen di tai ji quan
- Chen Xin (Chen Pin San): “Trattato illustrato sul tai ji quan
della famiglia Chen” (Chen shi tai ji quan tu shuo), 1933 (ristampato
parecchie volte; ultima ristampa Shanghai 2000)
- Chen Zi Ming: “l’arte del sul tai ji quan della famiglia
Chen trasmesso attraverso le generazioni” (Chen shi shi chuan
tai ji quan), 1932.
- Fan Chun Lei: “Famoso pugilato tai ji cinese – spiegazione
dettagliata del tai ji quan della famiglia Chen (Zhong guo tai ji
ming quan – Chen shi tai ji quan xiang jie)1990. La versione
riveduta e più completa di questo libro (è stata aggiunta
la spiegazione della Seconda Sequenza) è stata pubblicata nel
2001 con il titolo “Famoso pugilato tai ji cinese – la
Piccola Struttura del tai ji quan della famiglia Chen (Zhong guo tai
ji ming quan – Chen shi xiao jia tai ji quan) con Fan Chun Lei
come autore e Chen Li Qing come consulente.
- Shi Lei: “stile Chen di tai ji quan – La struttura del
pugilato di Chen Xin” (Chen shi tai ji quan - Chen Xin quan
jia), 1999 (pubblicazione limitata, solo per circolazione interna).
- Chen Li Qing: “La Piccola Struttura” dello stile Chen
di tai ji quan”( Chen shi tai ji quan Xiao Jia), 2001.
|
CARMELA FILOSA Prima
allieva italiana della Maestra Chen Pei Ju;(XX generazione della
famiglia Chen)dal 1994 si reca ogni anno in Cina per approfondire
le sue conoscenze direttamente alla fonte. Pratica sia il Tai
Ji moderno sportivo-agonistico (ha studiato più volte
presso l’Università di Educazione Fisica di Pechino,
sotto la guida di Men Hui Feng e sua figlia, Men Gan Hong),sia
quello tradizionale così come è tramandato all’interno
della famiglia Chen.
Da sette annidi seguito campionessa italiana sia a mani nude
e con la spada di tai ji quan per la Fiwuk, campionessa europea
nel 96 e vicecampionessa europea nel 98-00-02.
Al primo posto al VII Festival Internazionale Wushu di Shaolin
nel 01 a Zhengzhou; prima sia a mani nude che con la spada nel
02 al 2° Meeting Internazionale a Jiaozuo; medaglia d’oro
al I°Festival Mondiale del Tai Ji nel ’04, stile Chen
sia mani nude sia con la spada. Responsabile dell’ISCT
per l’Italia, è presidente dell’Associazione
di tai ji quan Qing Feng.
Per informazioni 081-2565252; e mail falanga5@interfree.it
|
|
| |
Questo articolo pubblicato in origine su Shaolin Yu Tai Ji del
settembre 2002, è stato scritto sotto la cordiale guida
della maestra Chen Pei Ju.
Chen Pei Ju. Appartiene alla 20° generazione della famiglia
Chen ed è erede di 12° generazione dello stile Chen
di tai ji quan. Sin dall’infanzia ha studiato l’arte
di famiglia da suo padre Chen Li Xian e da sua zia Chen Li Qing.
Si è laureata in wushu presso l’Università
di Educazione Fisica di Pechino e attualmente lavora al Centro
amministrativo del wushu della provincia dell’Henan. E’
la prima professionista del tai ji quan nella famiglia Chen
ad aver ricevuto un’istruzione universitaria nel campo
delle arti marziali. Chen Pei Ju è stata per tre anni
di seguito campionessa di stile Chen di tai ji quan durante
competizioni a mani nude e con spada di tai ji di tutta la Cina.
Nel 2001 ha fondato, insieme al fratello Chen Pei Shan, attualmente
residente in Giappone, la “International Society of Chen
di tai ji quan” (ISCT), di cui fanno parte i loro allievi
sparsi in tutto il mondo.
|
|
| |
|
| |
| |
|