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Educazione al respiro
L’esperienza è un
requisito base nello Hatha Yoga
L’esperienza del corpo può essere fatta
o direttamente o attraverso alcune delle sue funzioni,
come in automobile l’esperienza può riguardare
il motore o essere un’esperienza di autista che
guida quella macchina. Capita durante la guida di essere
persi nei propri pensieri, oppure di essere concentrati
nella guida o sul funzionamento del motore.
IL RESPIRO: un secondo segno della nostra esistenza.
Noi solitamente quando pensiamo al respiro abbiamo l’idea
di uno scambio gassoso; entra ossigeno esce anidride
carbonica, ma nessuno è in grado di fare un’esperienza
personale dell’ossigeno che entra e dell’anidride
carbonica che esce. Si fa sempre riferimento a strumenti
di misurazione. Tutti noi sappiamo benissimo che per
vedere se una persona o un animale è in vita,
si controlla se c’è movimento respiratorio.
Un aborigeno, che non ha strumenti tecnologici, capisce
che una persona sta respirando osservando semplicemente
il movimento respiratorio che è presente sul
corpo.
Osservando un cadavere, vediamo che il corpo c’è,
ma manca il respiro: il Sé non è più
nel corpo. Riflettendo su questo concetto noi possiamo
capire come il respiro possa diventare un efficace mezzo
per raggiungere il “sé”
Tutti noi utilizziamo il respiro tutti i giorni per
parlare, per cantare, per esprimere le nostre emozioni;
ma in quel momento non stiamo facendo esperienza di
noi stessi. In quel momento noi siamo semplicemente
interessati ad esprimere e comunicare i nostri sentimenti,
pensieri e sensazioni a qualcun altro, all’esterno
di noi.
Il cantare, l’esprimersi, il parlare, è
un’educazione che rimane sempre a livello corticale
e a livello materiale poiché siamo sempre in
uno stato di “dare e prendere”.
Il nostro respiro di base, viene regolato da una zona
del cervello chiamate midollo o bulbo allungato e noi,
nello yoga, cerchiamo di utilizzare questo respiro di
base, non disturbato, per stare meglio; per aiutarci
a stare meglio e andare un po’ più “dentro”.Praticando
yoga con l’atteggiamento corretto, da uno stato
iniziale in cui è attivata prevalentemente la
corteccia, arriviamo a stimolare ed influenzare il midollo
allungato. Utilizziamo perciò questo secondo
approccio per cercare di capire noi stessi, per fare
esperienza di noi stessi.
Come il bambino appena nato siamo coscienza che non
si identifica con il corpo o col movimento. Sul cammino
della spiritualità il respiro diventa oggetto
di esperienza. Questa esperienza non ci arriva dai 5
organi di senso. Gradualmente dobbiamo passare dall’esperienza
del respiro, che è l’oggetto della nostra
osservazione, all’esperienza del soggetto: arrivare
cioè a sperimentare “colui che sta facendo
l’esperienza”, l’”osservatore”.
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