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“Tutt’altra cosa dell’involucro fisico, costituito dal cibo, è   l’involucro energetico, la cui essenza è il respiro”  
 (Taittiriya Upanishad II, 2)
orsi * educazione al respiro
     

 


 
     
 


Educazione al respiro

L’esperienza è un requisito base nello Hatha Yoga
L’esperienza del corpo può essere fatta o direttamente o attraverso alcune delle sue funzioni, come in automobile l’esperienza può riguardare il motore o essere un’esperienza di autista che guida quella macchina. Capita durante la guida di essere persi nei propri pensieri, oppure di essere concentrati nella guida o sul funzionamento del motore.
IL RESPIRO: un secondo segno della nostra esistenza.
Noi solitamente quando pensiamo al respiro abbiamo l’idea di uno scambio gassoso; entra ossigeno esce anidride carbonica, ma nessuno è in grado di fare un’esperienza personale dell’ossigeno che entra e dell’anidride carbonica che esce. Si fa sempre riferimento a strumenti di misurazione. Tutti noi sappiamo benissimo che per vedere se una persona o un animale è in vita, si controlla se c’è movimento respiratorio. Un aborigeno, che non ha strumenti tecnologici, capisce che una persona sta respirando osservando semplicemente il movimento respiratorio che è presente sul corpo.
Osservando un cadavere, vediamo che il corpo c’è, ma manca il respiro: il Sé non è più nel corpo. Riflettendo su questo concetto noi possiamo capire come il respiro possa diventare un efficace mezzo per raggiungere il “sé”
Tutti noi utilizziamo il respiro tutti i giorni per parlare, per cantare, per esprimere le nostre emozioni; ma in quel momento non stiamo facendo esperienza di noi stessi. In quel momento noi siamo semplicemente interessati ad esprimere e comunicare i nostri sentimenti, pensieri e sensazioni a qualcun altro, all’esterno di noi.
Il cantare, l’esprimersi, il parlare, è un’educazione che rimane sempre a livello corticale e a livello materiale poiché siamo sempre in uno stato di “dare e prendere”.
Il nostro respiro di base, viene regolato da una zona del cervello chiamate midollo o bulbo allungato e noi, nello yoga, cerchiamo di utilizzare questo respiro di base, non disturbato, per stare meglio; per aiutarci a stare meglio e andare un po’ più “dentro”.Praticando yoga con l’atteggiamento corretto, da uno stato iniziale in cui è attivata prevalentemente la corteccia, arriviamo a stimolare ed influenzare il midollo allungato. Utilizziamo perciò questo secondo approccio per cercare di capire noi stessi, per fare esperienza di noi stessi.
Come il bambino appena nato siamo coscienza che non si identifica con il corpo o col movimento. Sul cammino della spiritualità il respiro diventa oggetto di esperienza. Questa esperienza non ci arriva dai 5 organi di senso. Gradualmente dobbiamo passare dall’esperienza del respiro, che è l’oggetto della nostra osservazione, all’esperienza del soggetto: arrivare cioè a sperimentare “colui che sta facendo l’esperienza”, l’”osservatore”.

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ultimo aggiornamento 13 marzo 2011